"BATIMARSO"...STORIA E TRADIZIONI!

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A suon di  pentole, coperchi e cucchiai, tutti i bambini di Casaretta si sono recati nel quartiere omonimo facendo un gran fracasso in onore del Battimarzo, tradizionale festa di risveglio della primavera, cantando a squarciagola la filastrocca veneta del "Batimarso".

"Bati, bati marso,

che a vecia a va de scalso,

la vecia butirona,

a va de sora e a se bastona!!!"

 

Prima dell'uscita, le insegnanti hanno effettuato un laboratorio didattico inerente all'argomento.

Fantastico è stato il racconto di Carletto e il Battimarzo:

"Carletto è in punizione. Viene avvisato dal suo amico Pio, l'uccellino, che la primavera è in ritardo.

Piopa, l'amico albero, raccomanda a Carletto di cercare delle pentole per fare rumore.

Carletto di nascosto si reca  in cucina e nel tentativo di prendere delle padelle, cade e fa un gran fracasso.

Arrivano mamma e papà e..., non sgridano Carletto, anzi,  lo incoraggiano a prendere la pentola e ad uscire assieme a loro per svegliare semini e fiorellini".

Ci siamo divertiti tantissimo e...credete, di rumore ne abbiamo fatto veramente tanto!!!

 

Ed ora alcuni cenni inerenti a questa importante tradizione popolare:

La Festa del “Bati Marso” fà riscoprire l’antica tradizione di “svegliare la Primavera“! Nelle regioni temperato-fredde era naturale associare la ruota della vita a quella delle stagioni. Il periodo invernale, talvolta lungo e freddo, con poca luce, era un tempo di attesa, rintanati nelle casupole, o possibilmente nelle stalle, a “far filò”.

La vegetazione sembrava morta e induceva una profonda malinconia negli animi, particolarmente in novembre, segnato dal “giorno di morti”; ma alla fine di dicembre si era nell’attesa della rinascita, e nei giorni che seguivano il solstizio d’inverno si percepiva l’aumento progressivo della luce, indicandone, anche in senso ottimistico la quantità: “Da Nadal on passo de gal, da la Vecéta un’oreta” (ndr. Da Natale un passo di gallo, dalla Vecia –Epifania- un’oretta).

Inoltre, il desiderio del tepore era tale, da indurre a formulare previsioni contrastanti: “Sant’ Antonio, se no gh’è el giazzo el lo fa, se el gh’è el lo desfa” (S. Antonio abate – 17 gennaio); “San Sebastian co la viola n man” (S. Sebastiano – 20 gennaio); “Per San Paolo, el giasso va al diavolo” (Conversione di S. Paolo – 25 gennaio); “Candelora nuvolora, de l’inverno semo fora” (S. Maria V. della Ceriola – 2 febbraio), e di questo tono diversi detti.

È proprio negli ultimi due giorni di febbraio e nel primo marzo che il desiderio si trasforma in attesa della buona stagione. La vegetazione sta per risvegliarsi; si vorrebbe quasi aiutarla e si scatena così il “Bati Marso”, segnato dal baccano prodotto con la percussione di lamiere, bidoni, pignatte e ogni genere di oggetti metallici, ritmato con filastrocche su marzo, usuali di ogni luogo, da parte dei giovanotti del paese.

Esso era praticato in quasi tutto il Veneto (particolarmente nella fascia montana, ove poteva attardarsi anche all’ultimo di marzo, a causa del freddo e della neve) nel Trentino, in Friuli e in alcune altre località del nord Italia, con nomi diversi: osade de marso, ciamare marso, tratomarso, batar marso, batar l’erba, criar marso, incontrar marso, movar incontro a marso, brusamarso, Kalendimarso, batare i pulzi ecc.

Le origini della festa risalgono all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, e si svolgeva negli ultimi giorni del mese di febbraio. La festa del “Bati Marso” corrispondeva al giorno del primo dell’anno che anticamente seguendo il calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome), non era il 1° gennaio ma il 1° marzo.

Questa tradizione aveva profonde radici nel tempo, e probabilmente come tante che segnavano i passaggi di stagione e i giorni degli equinozi e dei solstizi (Natale, Epifania, S. Giovanni, ecc.), risalivano alla preistoria. A Roma, nel giorno prima del plenilunio che si manifestava dopo il primo di marzo, un uomo vestito di pelli, chiamato Mamurio Veturio (il vecchio marte), che significava il marzo dell’anno precedente, era cacciato fuori della città a bastonate (vedi J.G. Frazer, Il ramo d’oro). Si potrebbe quindi trovare una corrispondenza con il nostro “Bati Marso” e anche con il “Brusar Carnevale”.

È il caso anche di puntualizzare che marte originariamente era il dio della vegetazione e che più tardi, essendo il mese nel quale si radunavano i guerrieri (Campo di Marte, donde il toponimo Campomarzo di Lendinara), prima di andare a saccheggiare e ad invadere, divenne dio della guerra. Si può supporre che in seguito si siano associati i cosiddetti maridozi, probabilmente perché erano un po’ di conseguenza di quest’esplosione giovanile del “Bati Marso”. Consistevano in grida di proposte in burlesco di abbinamento matrimoniale, sempre la sera del primo marzo, sotto la casa delle giovani da marito.

Questi festeggiamenti prevedevano l’andar in giro per le strade dei paesi battendo su bidoni vuoti, barattoli di latta, pentole e coperchi, o altri strumenti particolari ed ingegnosi fatti in casa, per produrre un forte baccano con lo scopo di allontanare l’inverno e il freddo, e propiziando così l’arrivo della primavera e della bella stagione.\r\n\r\nOggi queste feste si susseguono in quasi i tutti i comuni veneti e diventano occasione di allegria, spensieratezza e giocosità dopo il lungo e freddo inverno.